• Simple Item 9
  • Simple Item 10
  • Simple Item 5
  • Simple Item 8
  • Simple Item 11
  • Simple Item 7
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6

seweatherSea Shepherd Conservation Society, un´organizzazione senza scopo di lucro, dedita alla conservazione marina avente sede negli Stati Uniti e rientrante nella classificazione 501(c)(3), ha dato il via a un’azione legale contro l´Istituto per la Ricerca sui Cetacei (ICR) giapponese, presso il Tribunale Distrettuale Statunitense di competenza per il Distretto Ovest di Washington. Sea Shepherd chiede che sia emessa una dichiarazione in cui si dice che la baleneria attuata dall´ICR nell´Oceano del Sud in prossimità dell’Antartide, venga dichiarata illegale in base al diritto internazionale. Sea Shepherd chiede altresì alla Corte che sia concessa un´ingiunzione tesa a impedire all´ICR di continuare queste attività illegali di baleneria, e che all’ICR sia proibito di continuare a utilizzare metodi violenti e pericolosi al fine di proteggere le proprie attività illegali dall’intervento di attivisti volontari che agiscono in difesa delle balene. (L´archivio è disponibile al link: http://www.seashepherd.org/…/news-150526-1-sscs-answer-and-… ). 

Tali richieste sono parte della controquerela che Sea Shepherd, insieme al proprio fondatore Paul Watson, ha presentato in risposta a un’azione legale avviata dall´ICR, il quale richiedeva un´ingiunzione permanente che impedisse a Sea Shepherd di interferire con la baleneria illegale attuata dall’ICR. L’azione legale dell´ICR ha avuto come risultato un´ingiunzione temporanea emessa dal Tribunale del Nono Circuito d´Appello che imponeva a Sea Shepherd e a Watson di tenersi ad almeno 457,20 metri (500 iarde) di distanza dalla flotta baleniera dell´ICR mentre essa uccide balene nell´Oceano del Sud, che circonda l´Antartide. Il caso arriverà in aula nell’autunno 2016.

“Sea Shepherd intende difendere le balene in tribunale proprio come ha fatto in mare”, ha affermato l’avvocato di Sea Shepherd Claire Loebs Davis, socia dello studio legale Lane Powell PC avente sede a Seattle. “Sebbene Sea Shepherd sostenga che le corti federali statunitensi non abbiano giurisdizione per intervenire in dispute verificatesi in alto mare dall´altra parte del mondo, una volta che i tribunali sono coinvolti, essi devono tener conto del fatto che l´ICR attua attività che sono illegali in base al diritto internazionale, e che utilizza metodi violenti e aggressivi per proteggere tali attività illegali”.

La richiesta dell’ingiunzione contro la baleneria giapponese coincide con la riunione del comitato scientifico della Commissione baleniera internazionale (IWC). Tale riunione è attualmente in svolgimento a San Diego e nel suo corso si considererà se la più recente proposta del Giappone, tesa a continuare a uccidere le balene nel Santuario dei Cetacei in Oceano del Sud, sia conforme alla moratoria globale dell´IWC in materia di baleneria commerciale e alla messa al bando - da parte della stessa IWC- della baleneria nel Santuario dei Cetacei in Oceano del Sud.

Dal 1987 il Giappone autorizza l´ICR a uccidere balene, emettendo permessi per il massacro con il pretesto della “ricerca scientifica”, sebbene la carne di balena sia confezionata e venduta sul mercato commerciale. Recentemente, il Giappone ha autorizzato l´ICR a uccidere più di 1000 balenottere minori, megattere, e balenottere comuni, minacciate di estinzione, ogni anno. In ogni caso, lo scorso anno, la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha sentenziato che la “ricerca” condotta dall´ICR era priva di una legittima base scientifica ed era in realtà baleneria commerciale, il che rappresenta una violazione della moratoria globale. Nel 2008, la Corte Federale Australiana ha diffidato i balenieri giapponesi dall´uccidere balene nel Santuario Australiano dei Cetacei, che fa parte del Santuario dei Cetacei dell´Oceano del Sud. Il Giappone e l´ICR hanno ignorato tale ingiunzione.

Sulla scia della decisione dell’ICJ, il Giappone ha proposto l’uccisione di quasi 4000 balene nel corso dei prossimi 12 anni nel Santuario dei Cetacei dell´Oceano del Sud, quale parte di un nuovo progetto di “ricerca scientifica”. Tale progetto è stato respinto a febbraio da un panel composto da 10 esperti nominati dal Comitato Scientifico dell´IWC e sarà esaminato dal Comitato Scientifico al completo durante l’incontro in corso a San Diego.

Nella propria controquerela, Sea Shepherd chiede alla Corte di proibire le attività future di baleneria dell´ICR nell´Oceano del Sud, sulla base del fatto che uccidere le balene viola il diritto internazionale, ed è altresì una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS), della Convenzione sulla Baleneria, della Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione (CITES), e della Carta Mondiale della Natura. 

Sea Shepherd, nella propria istanza, riconosce che le balene stesse - ciascuna delle quali è un individuo autocosciente, dotato di capacità cognitive avanzate e della capacità di provare profonda sofferenza fisica ed emotiva - hanno un “fondamentale interesse nelle proprie vite e nelle vite delle proprie famiglie”. 

Come il materiale probatorio presentato alla Corte contestualmente alla controquerela di Sea Shepherd illustra, l’ICR dalle prende di mira famiglie di balene che nuotano in branco, incluse madri con i propri cuccioli, e le uccide mediante arpioni a punta esplosiva e armi da fuoco automatiche. Tali metodi causano una morte straziante che si protrae anche per 45 minuti.

“I Paesi di tutto il mondo riconoscono l´importanza di preservare le popolazioni delle balene che sono state decimate dalla baleneria commerciale prima che entrasse in vigore la moratoria globale”, ha dichiarato Davis. “Eppure, l´ICR ha continuato ad uccidere queste balene, violando il diritto internazionale. Le specie che sono prese di mira includono la balenottera comune, che è a rischio di estinzione e che è una delle specie più grandi della terra. Più del 95% di questa specie è stata spazzata via dalla baleneria commerciale. Non solo l´ICR uccide queste balene utilizzando metodi crudeli e disumani, ma lo fa nel Santuario dei Cetacei in Oceano del Sud, internazionalmente riconosciuto: un’area in cui le balene dovrebbero avere un rifugio sicuro.”

Sea Shepherd sostiene inoltre che l´ICR sia colpevole di pirateria perché uccide le balene illegalmente e le sottrae al mare per ricavarne un profitto commerciale, e perché ha agito in maniera violenta contro i volontari di Sea Shepherd. Tali azioni includono lo speronamento di imbarcazioni, il lancio di granate stordenti e di rampini, l’utilizzo di canne di bambù impiegate a mò di lance e l’uso di cannoni ad acqua contro imbarcazioni ed elicotteri. Oltre a un provvedimento ingiuntivo, Sea Shepherd richiede un indennizzo per i danni subiti dalle proprie imbarcazioni negli scorsi anni, incluso il deliberato speronamento e la deliberata distruzione, nel 2009, della nave di Sea Shepherd Ady Gil.

Ulteriori controquerele presentate da Sea Shepherd e da Watson asseriscono che l´ICR abbia violato il diritto di Sea Shepherd a essere liberi di navigare in modo sicuro in alto mare, attaccando le imbarcazioni di Sea Shepherd e causando importanti danni a esse, mettendo inoltre a rischio la sicurezza dell’equipaggio. Le controquerele in questione asseriscono che l´ICR abbia violato la Convenzione Internazionale per la Repressione dei Finanziamenti al Terrorismo, raccogliendo milioni di dollari al fine di finanziare questi atti di violenza. Nel 2011, il governo giapponese ha ammesso che quasi 30 milioni di dollari donati da individui preoccupati di tutto il mondo, denaro destinato alle vittime dello tsunami e del terremoto, erano stati invece dirottati per finanziare il settore della baleneria.

Contesto:
L´ICR e il gruppo industriale giapponese che attua la baleneria, la Kyodo Senpaku, dal quale l’ICR noleggia le imbarcazioni e assume l’equipaggio, hanno avviato la prima causa legale contro Sea Shepherd e Watson presso il tribunale distrettuale federale. 

Nel marzo 2012 la corte distrettuale ha respinto la richiesta dell´ICR di un´ingiunzione preliminare mediante un giudizio attentamente argomentato che si articolava in 44 pagine. Tale verdetto è stato ribaltato dal Nono Circuito. Nel dicembre 2012, la Corte d´Appello del Nono Circuito ha formulato una propria ingiunzione temporanea, con la quale proibiva a Sea Shepherd, a Watson e a qualunque parte che agisse in concorso con loro dall’avvicinarsi alle imbarcazioni dell´ICR a meno di 457,20 metri nell´Oceano del Sud, di mettere a rischio la navigazione sicura di tali imbarcazioni, o di attaccarle. 

Sebbene Sea Shepherd in seguito si sia ritirata dalle campagne in difesa delle balene in Oceano del Sud, nel dicembre 2014 il Nono Circuito ha riscontrato che Sea Shepherd e Watson avrebbero violato l´ingiunzione sulla base di azioni di gruppi stranieri indipendenti che hanno portato avanti le campagne.

Lo scorso mese, Sea Shepherd ha presentato un´istanza, chiedendo che la Corte Suprema degli Stati Uniti esaminasse tale decisione, sostenendo che il Nono Circuito avesse oltrepassato i limiti della propria giurisdizione interferendo in un conflitto che coinvolgeva parti straniere dall´altra parte del mondo e che avesse riscontrato erroneamente che Sea Shepherd avesse violato l´ingiunzione, sebbene essa l‘avesse rispettata.

Il 1° maggio 2015, l´ICR e la Kyodo Senpaku hanno presentato una querela emendata presso la corte distrettuale, rinnovando la propria richiesta di un´ingiunzione permanente contro Sea Shepherd e Watson, chiedendo anche sanzioni coercitive relative alla violazione. Sea Shepherd e Watson hanno presentato la loro risposta e le proprie controquerele in relazione alla querela emendata il 15 maggio del 2015.

Immagine: Gli istanti prima che un membro dell'equipaggio di Sea Shepherd sia ferito dai balenieri giapponesi. Foto: Sea Shepherd.




I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Ok